Giravo tra i blog e ho trovato questo http://ariacqua.spaces.live.com/ vi riporto un post che definisce perfettamente quello che sento in questi giorni
<Il caffè si è raffreddato nel bicchierino appoggiato pericolosamente vicino al mio portatile acceso. Non mi va stamattina. Non so se riuscirò più a bere caffè. E potrebbe non essere un male. O forse è solo questa mattina che vuole sapere di un altro sapore. Forse sono solo io che voglio sentire sulle labbra un nuovo sapore. Ho qualcosa da lasciarmi alle spalle. Qualcosa da chiudere in una scatola e gettare via.
sono io la vittima dei demoni che tornano
e che vengono a tirarmi giu'
i miei cattivi pensieri che mi aspettano
braccano parlano e parlano
Prendo la scatola. Assicuro bene con lo scotch i bordi perché non si sfondi, quello che devo metterci è pesante. Troppo. La appoggio sul pavimento e mi ci siedo di fianco. Ci metto dentro tutto, una cosa alla volta. Ogni volta. Ed ogni singola volta pesa come piombo tra le mie mani. E sono tante. Volte. Ci metto dentro ogni lacrima inutile. Ogni immagine riflessa. Il sapore. Il colore. Il dolore. Tutto. Fogli scarabocchiati. Tempo perso. Troppo. Bugie. Rabbia. Paura. Tutto. Che non resti traccia di tutto questo nella mia vita. La sensazione che provo a guardare la scatola piena di me non si può descrivere con le parole. È un dolorosa vertigine che arpiona il cuore e lo stomaco. Ma finisce qui. Adesso. Mentre assicuro con due giri di scotch il lato superiore. Ora la scatola è chiusa. Per sempre. Portarla giù dalle scale è una deliziosa fatica, ho braccia sottili ma la voglia di liberarmene è tale da farla sembrare leggera come fosse piena di piume. Entra appena nel bagagliaio della micra. Chiudo. Cintura. Metto in moto. La radio suona la canzone di cui tra queste righe e io guido senza fretta fino alla discarica. Semaforo dopo semaforo. Parcheggio in un angolo e apro il bagagliaio. Si avvicina il custode per darmi una mano. Lasci, faccio io. Porto il peso tra le braccia fino in cima alla rampa. Rifiuti organici. Sono io. Un’esitazione appena davanti al container mezzo pieno: voglio fare un bel lancio. Carico il tiro e le mie braccia si liberano della scatola in un secondo che sembra eterno. Il pesante macigno di cartone e lacrime si schianta in un suono sordo e molliccio sopra la montagna di rifiuti mentre un camion della nettezza urbana ci scarica sopra il suo interno nauseante contenuto. Ecco fatto. Leggera come una farfalla cammino alla macchina e sorrido al custode. Salgo. Metto in moto. Sorrido ai miei occhi nello specchetto retrovisore. Sono io. Sono Libera. E mentre guido verso casa giro all’improvviso a sinistra invece che a destra e accelerando un po’ finisco al parco. E cammino tutta sola senza scarpe nel silenzio dell’erba bagnata. E questo è un viaggio metaforico e tutto è possibile e può piovere anche se oggi non piove. E sentendo il sapore delle gocce sulle mie labbra penso al mio scatolone marcescente che diventa compost per le coltivazioni di mais da dare in pasto ai maiali, che poi è quello il suo destino. E penso a me che cammino senza scarpe nell’erba bagnata. E sono felice. E terrorizzata. La paura di non farcela, di cadere di nuovo, è un morso di ghiaccio dentro il mio stomaco. Ma la voglia che ho di essere felice e di trovare quel po’ di serenità che mi spetta è tale da sciogliere qualsiasi era glaciale. Respiro. Sono aria e acqua.
quel che viene venga e mi sta bene
quel che e' stato e' gia' passato e mo' il passato se lo tiene
e piove gia' da un tot
la pioggia bagna la mia pelle ma mi asciughero'
perche' so che il tempo e' ciclico
e so che un po' di tempo e' quello che ci vuole
mentre un guaglione sta scacciando il male
sta aspettando il sole
…
voglio il sole
cerco nuova luce nella confusione
di un guaglione